Pergamene tradotte dell'archivio parrocchiale di Endenna (date varie)
(traduzione di Giuseppe Pesenti)
Nota
Le pergamene qui sotto illustrate sono solo riassunte mentre la loro traduzione letterale e integrale, insieme alla loro immagine, è collocata nel sito INTERNET della parrocchia di Endenna frazione di Zogno.
Pergamena P03 (data = 26/11/1508)
Riassunto di contenuto
Il giorno 26 novembre 1508 il signor Raimondo fu mastro Matteo fu ser Raimondo Zambelli di Endenna vende per fare un livello, ossia per ottenere un prestito, al Consorzio della Misericordia di Somendenna rappresentato da Pietro detto Morgante fu Barone Berlendis, da Pietro fu Antonio Matane Vitali e da Francesco fu Bertulino Grigis tutti e tre di Somendenna e dal notaio stesso i due terzi di una terra con sopra una casa costituita da 5 fondi terranei e da altrettanti locali e solai sopra e con un cortile e un orto e un terreno adiacente del valore di lire 400 imperiali il tutto posto però in comune di Zanica, cioè poco a sud della periferia di Bergamo. La vendita dell’immobile è la garanzia che il prestito di 400 lire sarà restituito. L’intero complesso confina a est con Antonio Moretti detto Sansio di Ponteranica, a sud con una via, a ovest con Bortolomeo Cortesi detto Ballarino, a nord con il torrente Morla ed è ampio una pertica (circa 650 metri quadrati) + sei tavole (circa 165 metri quadrati). Il pagamento della somma avviene in varie rate.
Il rogito è steso nel convento di Romacolo dei frati Francescani Minori del terzo ordine in comune di Endenna alla presenza di vari testimoni. Il notaio non è certo.
Osservazioni
Da confronti con atti derivanti dall’archivio di Stato di Bergamo, nel fondo notarile, risulta che Raimondo fu Matteo Zambelli, il venditore, coincide con un notaio di Endenna piuttosto importante che ha lasciato varie cartelle di rogiti redatti tra il 1509 e il 1543.
****************************
Pergamena P05 (data = 09/12/1524)
Riassunto di contenuto
Essendo capitato in tempi passati, ma abbastanza recenti, che Giovanni Antonio figlio di Agostino Gariboldi fabbro di Zogno, per caso fortuito, ha ucciso Antonio figlio di Giorgio follatore alla contrada Acquada del comune di Endenna, per la qual cosa era stato nominato un gruppo di giudici (di norma tre) da entrambe le parti, cioè a difesa dell’ucciso e a difesa dell’uccisore per giudicare il reato commesso, ed essendo risultato colpevole il Gariboldi i giudici hanno sentenziato che il Gariboldi avrebbe dovuto pagare lire 215 a compenso e per il mantenimento dei figli minori dell’ucciso. Questa sentenza a favore di Giorgio e dei nipoti è stata formalizzata in uno scritto privato da mastro Antonio Maffeis, barbiere di Zogno, rappresentante dell’uccisore e tenutario dei soldi da pagare in quanto Giorgio, padre dell’ucciso, aveva dichiarato di non volere più trattare formalmente con il padre dell’uccisore di suo figlio. Essendo però capitato dopo poco tempo che anche Giorgio sia morto, i curatori nominati della sua eredità, Castello Berlendis detto Regazio e Giovanni detto Vanone fratello dell’ucciso, ambedue di Endenna, hanno disposto che le 215 lire fossero usate per pagare un vecchio debito di Giorgio ai fratelli Bernardo e Giacomo Berlendis di Somendenna come rogato in un atto del notaio Giovanni Pellegrini di Zogno. Essendo inoltre avvenuto, prima della morte di Antonio e di Giorgio, che Antonio aveva ripudiato l’eredità del padre per contrasto tra di loro, la madre dei 4 figli minori in questione, vedova di Antonio e di nome Giovannina Zambelli, pure di Endenna, non potendo da sola mantenere questi minori ed essendo stata nominata tutrice e curatrice dell’eredità del marito ucciso, si è opposta a questa decisione dei curatori dell’eredità di Giorgio facendo causa contro di loro. Con il supporto di un giudice di Bergamo e con il consenso anche del podestà di Bergamo, ha ottenuto alla fine la ragione come risulta da alcuni documenti giudiziari depositati in questa città, per utilizzare la somma di 215 lire anche a favore dei minori pur essendo stata promessa per intero questa somma ai fratelli Berlendis di Somendenna.
Pertanto il giorno 9 dicembre 1524 (09/12/1524) a Zogno in casa del notaio Michele Sonzogni, davanti a vari testimoni, la vedova Giovannina, rappresentata da Matteo Zambelli suo fratello, si accorda con i fratelli Bernardo e Giacomo Berlendis di Somendenna, col consenso e in presenza dei curatori dell’eredità del suocero morto, Giorgio, ossia Castello Regazio e Giovanni Vanone, affinchè per il momento ai fratelli Berlendis di Somendenna siano concesse solo 50 lire delle 215 stabilite come pena da pagare e spettante ai figli dell’ucciso e al momento in mano a mastro Antonio barbiere. Il resto dovrà essere di piena disponibilità di questi figli minorenni. I fratelli Berlendis di Somendenna comunque potranno riscuotere la parte mancante del loro vecchio credito verso Giorgio più tardi o in moneta o in beni requisiti.
Il notaio che si firma è Michele Sonzogni di Zogno il quale redige l’atto insieme a suo figlio, pure notaio, Guarino Sonzogni ed entrambi appongono il sigillo personale del tabellionato. Si conferma anche che, per impedimenti di Michele non precisati, il rogito verrà conservato da Guarino ma come protocollo di Michele.
E’ citato anche un altro secondo notaio, Raimondo Zambelli di Endenna, di cui non appare però la firma in calce.
Osservazioni
- da documenti in possesso del traduttore risulta che il follatore Giorgio dell’Acquada, il cui cognome non compare mai in questo documento, ha in realtà come cognome Minoi o Minoli ed è originario di Zandobbio mentre suo figlio Antonio, l’ucciso, si era sposato con Giovannina Zambelli, originaria della contrada Arale o Rale di Endenna, poco prima del 14 settembre 1516. In questo giorno infatti Antonio Minoi o Minoli, come marito vivente di Giovannina, impegna la dote e la controdote di sua moglie per un totale di 550 lire imperiali (vedi in Archivio di Stato di Bergamo: Fondo Notarile, notaio Zambelli Raimondo di Endenna, cartella 1381, volume 1509-1517, atto del 14/09/1516, foglio 139v).
- il notaio Michele Sonzogni di Zogno, ha lasciato numerosissimi rogiti le cui date vanno dal 1501 sino al 1557. Questi rogiti sono in parte mescolati con quelli del figlio Guarino. Entrambi avevano lo studio nella piazza centrale del paese l’attuale piazza Garibaldi.
****************************
Pergamena P08 (data = 20/02/1515)
Riassunto di contenuto.
Il giorno 20 febbraio 1515 in contrada di Costa Berlendis del territorio di Somendenna comune di Endenna, in casa di ser Pietro Berlendis detto Morgante, davanti a vari testimoni, lo stesso ser Pietro vende ai rappresentanti del Consorzio della Misericordia di Somendenna costituiti da Bernardo fu Viviano Berlendis, Giovanni fu Pietro Vitali detto Casso, ambedue di Somendenna, e lo stesso notaio che sta redigendo l’atto, una pezza di terra vasta due pertiche (circa 1300 metri quadrati) posta nella contrada di Costa Berlendis nel luogo detto “nella Foppa dell’acqua”. La terra tuttavia è la parte a sud di un’altra terra più grande vasta nove pertiche (5850 metri quadrati circa) per cui tutti i diritti e le servitù legate alla terra che si sta vendendo discendono dai diritti e dalle servitù della terra maggiore dalla quale essa viene scorporata. Pietro Morgante dichiara ufficialmente di essere l’unico proprietario di tale pezza di terra, senza altri vincoli, e ammette che questa vendita viene fatta da lui alla Misericordia per compensare parzialmente un debito che egli aveva verso la Misericordia stessa pari ad un valore, che è anche il valore della terra venduta, di lire 42 e soldi 3 imperiali come risulta dai libri contabili della Misericordia stessa a foglio 30. Inoltre ser Pietro Morgante ammette di essere ancora debitore verso la Misericordia a causa di certi affitti non pagati e maturati sino al giorno di questo rogito pari a un valore di lire 8 e soldi 17 imperiali. Ser Pietro Morgante dichiara di rinunciare definitivamente alla proprietà della terra in questione promettendo di non contestare mai quanto è formalizzato nel presente rogito.
Il notaio che si firma è Giacomo Zanchi di maestro Stefano (pure notaio).
Osservazioni
- il notaio Giacomo Zanchi è originario di Romacolo della parte della contrada posta al tempo nel comune di Poscante. Per i primi dieci anni ha svolto l’attività a Romacolo ma poi si è spostato in molti paesi del circondario di Bergamo. Nell’Archivio di Stato di Bergamo risultano molti suoi rogiti con data compresa tra il 1502 e il 1528.
****************************
Pergamena P09 (data = 23/09/1512)
Riassunto di contenuto.
Nel giorno di venerdì 23 settembre 1512 nella corte della casa di proprietà ed abitazione di mastro Leonardo fu Giacomo Muricijs, originario di Serina, posta nella città di Bergamo nel borgo di Santa Caterina fuori le mura, vicinia o contrada di Sant’Alessandro della Croce, il signor Betino fu Bergamino Carrara detto Bergamì abitante nella contrada di Torre Boldone e avente più di venticinque anni, vende una pezza di terra arativa e con piante di viti vasta cinque pertiche allo stesso mastro Leonardo. La terra tuttavia si trova nel paese o contrada di Torre Boldone nella località detta “ai campi” ed ha per confini solo altre proprietà private tra cui una dello stesso mastro Leonardo. La terra venduta ha il valore pattuito tra le controparti di lire 200 imperiali di cui vengono pagate subito in oro e in moneta contante lire 100 come anticipo. L’atto notarile si dilunga molto a illustrare le complesse condizioni giuridiche che accompagnavano a quel tempo ogni atto di vendita per chiarire meglio le condizioni contrattuali stesse e le penalità cui si andava incontro nel caso di inosservanza di pagamento o di qualche situazione pregressa riguardante l’oggetto venduto come ad esempio il mancato pagamento totale o parziale, pregresso, delle tasse (dazi) del comune di appartenenza della terra.
Il notaio che si firma è Francesco Bonghi di Bergamo.
Il secondo notaio è Alessandro Peronari o Perolari o Petenani.
Osservazioni
- in questo atto notarile intervengono le stesse controparti presenti nella pergamena P26B e lo stesso notaio e secondo notaio e apparentemente le due persone protagoniste sembrano non avere a che fare con problematiche legate a Endenna o Somendenna.
- il notaio Francesco Bonghi è di Bergamo ed ha lasciato alcuni rogiti nell’Archivio di Stato di Bergamo con data compresa tra il 1530 e il 1536. Il secondo notaio Alessandro Peronari o Perolari o Petenani di Rosate (forse Rosciate, presso Ponteranica) è sconosciuto.
**************************
Pergamena P11A (data = 11/03/1515)
Riassunto di contenuto.
Il giorno 11 marzo 1515 Pietro detto Morgante fu ser Barone de Berlendis di Somendenna, nella contrada di Costa Berlendis e nella sua camera da letto, detta un codicillo o modifica al suo testamento che aveva già dettato e pubblicato il giorno 20 febbraio 1515.
In questo codicillo il testatore conferma la suddivisione in parti uguali dei beni mobili e stabili ai suoi figli maschi presenti e futuri che eventualmente ci saranno al momento della propria morte. Per le figlie maritate e non e per le eventuali figlie future che ci saranno al momento della sua morte egli dona a ciascuna lire 273 imperiali di dote per sposarsi o per farsi suora o monaca.
Inoltre lascia 20 soldi imperiali a testa a tutti i Berlendis suoi parenti che abitano alla località la Busa. Lascia un ducato d’oro a Margherita figlia del fu Giovanni Barone de Berlendis e vedova del fu Giovanni Bonomo de Berlendis.
Inoltre decide di aggiungere ai tutori e curatori dell’esecuzione testamentaria, scelti in precedenza nel testamento del 20 febbraio 1515, il signor Bernardino detto Falconeto fu Antonio detto Falcone de Berlendis di Somendenna, al momento lontano dal paese, quando ritornerà a casa concedendogli una sorta di prevalenza o di privilegio nel giudicare la correttezza delle esecuzioni testamentarie.
Il notaio che si firma è Giacomo Zanchi fu Stefano.
Osservazioni
- il fatto che Pietro Morgante lascia dei beni e dei soldi in parti uguali rispettivamente ai figli e alle figlie già nati o nate e a quelli futuri o a quelle future che potranno essere presenti al momento della sua morte significa che sua moglie era incinta e che quindi Pietro era ancora abbastanza giovane ma malato e che temeva di morire prima del parto.
- il notaio Giacomo Zanchi fu Stefano di Romacolo è già stato descritto in alcune altre di queste pergamene. Anche il secondo notaio Pietro Tiraboschi, sacerdote originario di Serina, è già stato citato.
****************************
Pergamena P11B (data = 09/10/1432)
Riassunto di contenuto.
Il giorno 9 ottobre 1432, ad Almenno S. Salvatore presso un edificio da torchio, Giacomo di Martino di Prato (contrada di Almenno S. Salvatore) si dichiara debitore verso Antonio Ubieto de Gualandris di lire 55,4 imperiali per avere acquistato tempo prima da lui due o tre pezze di panno di lana scura. Giacomo promette inoltre di pagare tale somma entro un mese dalla data di questo accordo giurando sui vangeli ed invocando Dio insieme al notaio. Si precisa poi che se Giacomo non pagherà entro tale scadenza sarà lecito ad Antonio requisire per sequestro, o far requisire a una sua persona di fiducia col permesso di un qualunque giudice di qualunque città, ogni bene o cosa mobile e stabile di proprietà di Giacomo di pari valore e addirittura richiedere di farlo incarcerare subito in qualunque luogo o città si trovi al momento della scadenza e della insolvenza di questo pagamento.
Il notaio che si firma è Antonio Maffeis di Zogno.
Osservazioni
- il notaio Antonio Maffeis fu Giacomo di Zogno è un notaio alquanto antico, vissuto nei primi decenni del 1400, di cui però non ci sono pervenuti rogiti nell’Archivio di Stato di Bergamo. Tuttavia è referenziato da molti altri notai della Valle Brembana di poco successivi a lui. Ciò significa che Antonio Maffeis comunque aveva redatto durante la sua vita molti atti notarili. Fu anche maestro di scuola (vedi il saggio di Giuseppe Pesenti sui Quaderni Brembani n. 20, anno 2022: I primi esempi di scuola in Valle Brembana, pag. 159 e ss.).
- il riconoscimento di essere debitore di qualcuno e di promettere formalmente di pagarlo entro una certa data era chiamato un tempo “pagherò” e corrisponde alla moderna cambiale con una precisa data di scadenza anche se oggi è poco usata. Come la cambiale moderna anche il “pagherò” poteva essere girato dal creditore per pagare a sua volta un proprio creditore.
****************************
Pergamena P12 (data = 02/11/1505)
Riassunto di contenuto.
Nel giorno 2 novembre 1505 sulla piazza del comune di Endenna Francesco Morandi di Alzano Inferiore rappresentante di Bertulino di Provando Berlendis di Endenna, a nome e per conto dello stesso Bertulino, rinuncia e restituisce varie terre al Consorzio della Misericordia di Somendenna rappresentato da Pietro fu Tonolo detto Matane Vitali e da Giovanni fu Viviano de Berlendis ambedue di Somendenna sindaci e presidenti pro tempore del Consorzio. Le terre erano state acquistate da Bertulino tempo addietro. Per questa restituzione e completa rinuncia ad ogni pretesa futura di possesso Francesco Morandi riceve dai rappresentanti del Consorzio della Misericordia tre scudi d’oro. Le terre, tutte nel territorio di Somendenna, dichiarato però ancora parte del comune di Endenna, sono in totale 6 di cui 5 per intero e della sesta solo per metà.
La prima terra si trova in contrada di Costa Berlendis ed è detta nella Villa dei Cornelli; la seconda nella stessa contrada è detta nella Pianca; la terza nella stessa contrada è detta nella Foppa dell’Acqua; la quarta nella stessa contrada è detta nella Ripa; la quinta si trova nella contrada di Pratolungo; la metà della sesta, ortiva, si trova nella stessa contrada di Pratolungo.
Il notaio che si firma è Giacomo Zanchi figlio di maestro Stefano (pure notaio).
Osservazioni ulteriori:
- in questo rogito il territorio di Somendenna è ancora considerato parte del comune di Endenna.
- il notaio Giacomo fu Stefano Zanchi, dall’Archivio di Stato di Bergamo, risulta originario di Romacolo ed ha svolto una parte della sua attività per alcuni anni prima a Romacolo e poi a Bergamo.
****************************
Pergamena P13 (data = 16/03/1517)
Riassunto di contenuto.
Il giorno 16 marzo 1517, a Zogno, nella sede del vicariato della Valle Brembana Inferiore davanti al vicario il nobile ed egregio signore Stefano di Vianova, il notaio Giovanni Pellegrini rappresentante di Benedetto Zambelli, libraio di Endenna, chiede il pagamento a Giovanni Cirolino Zambelli, rappresentante di Bono e di altri eredi di Antonio Zambelli tutti di Endenna, di un valore di lire 60 imperiali residuo di un valore di lire 98 per una precedente transazione di vendita, non meglio specificata, intercorsa tra le parti.
Tuttavia Cirolino non paga in contanti ma attraverso la cessione o vendita di alcune terre prative, vidate e ortive di superficie totale di circa 2500 metri quadrati, tutte situate nella contrada Camangheno di Endenna di proprietà del fu Antonio Zambelli. Inoltre il valore di queste terre non è uguale alla somma richiesta di lire 60 da Benedetto, attraverso il suo rappresentante, ma è pari solo a lire 42, soldi 17 e denari 6 imperiali quindi si tratta di un pagamento parziale, un’altra rata, del debito originario di cui Benedetto non è contento ma che accetta anche perché ottenuto quasi di certo dalle trattative del vicario. Poiché si tratta comunque di un pagamento in ritardo, in quanto sollecitato da Benedetto, il vicario decide di far pagare al Cirolino lire undici, soldi quattro e denari nove imperiali per spese amministrative speciali del vicariato e per il fatto che è stato coinvolto il vicario che ha fatto quasi di certo il giudice di pace.
La cessione o vendita delle terre dal Cirolino a Benedetto è condizionata dal fatto che il Cirolino, a nome dei suoi rappresentati, può richiedere la restituzione delle terre stesse entro due anni dalla data corrente e pagare il Benedetto con moneta contante con tutti gli interessi previsti ed eventuali danni. A garanzia di questo rogito il vicario pone sotto ipoteca i beni mobili e stabili dei rappresentati da Cirolino.
Il notaio che si firma è Antonio di Giovanni Pellegrini.
Osservazioni
- il libraio Benedetto Zambelli risulta svolgere questo lavoro ad Endenna assai prima di questa data (già dal 1510) ed è citato alcune volte in atti notarili di vari notai, nell’Archivio di Stato di Bergamo, in possesso in copia dal traduttore Giuseppe Pesenti.
- il notaio Antonio Pellegrini è figlio di Giovanni Pellegrini di Zogno, già conosciuto in altra pergamena, e di lui risultano non molti rogiti nell’Archivio di Stato di Bergamo con data compresa tra il 1506 e il 1518.
****************************
Pergamena P15
Nota particolare:
questa pergamena contiene in realtà tre atti notarili o rogiti. E’ leggermente rovinata in alcune parti ma i nomi propri mancanti o le parole mancanti, essendo ripetute in altri punti del documento ed essendo quasi identiche a quelle del secondo e terzo atto, sono state recuperate in modo completo nel contenuto.
Riassunto di contenuto (primo rogito) (data = 10/09/1482)
Nel giorno 10 settembre 1482 di fronte al notaio, nella sua casa posta nella contrada Chiesa di Endenna, in Valle Brembana Inferiore dell’episcopato di Bergamo, Bonomo fu Peterzolo fu Mozzo Zambelli di Endenna viene pagato parzialmente, rilasciandone la ricevuta relativa, per un valore di lire 20 imperiali dagli uomini della parrocchia di Somendenna rappresentati da mastro Tomasio fu Tonolo Morlacchi de Grigis di Endenna. Questa cifra è parte di una somma di 850 lire imperiali che deve essere pagata per un acquisto di varie terre, non meglio precisate, poste nel paese di Zanica avvenuto il 23 ottobre 1481 e stipulato in Venezia. La somma di 20 lire imperiali è costituita da monete venete, da fiorini di Firenze e da monete milanesi. Bonomo Zambelli dichiara inoltre di liberare gli uomini di Somendenna dai pegni in beni materiali corrispondenti alle venti lire e conferma la validità dell’atto dichiarando che nessuno mai potrà annullarlo se non con motivazioni importanti dibattute solo in un processo giuridico.
Il notaio che si firma è Prodomo fu Zambono Vitali di Endenna.
Osservazioni
Il notaio Prodomo fu Zambono Vitali di Endenna è uno dei più antichi e importanti di Endenna. Svolse l’attività dal 1447 al 1498 in Endenna come risulta da moltissimi rogiti presenti nell’Archivio di Stato di Bergamo. Fu anche insegnante privato di scuola per i ragazzi e le lezioni si svolgevano in una apposita sala di casa sua.
==============
Riassunto di contenuto (secondo rogito) (data = 25/01/1483)
Nel giorno 25 gennaio 1483 di fronte al notaio, nella sua casa posta nella contrada Chiesa di Endenna, in Valle Brembana Inferiore dell’episcopato di Bergamo, Bonomo fu Peterzolo fu Mozzo Zambelli di Endenna, che dice di avere poco più di 25 anni di età, viene pagato parzialmente, rilasciandone la ricevuta relativa, per un valore di lire 100 imperiali dagli uomini della parrocchia di Somendenna rappresentati da mastro Tomasio fu Tonolo Morlacchi de Grigis di Endenna. Questa cifra è parte di una somma di 850 lire imperiali che deve essere pagata per un acquisto di varie terre, non meglio precisate, poste nel paese di Zanica avvenuto il 23 ottobre 1481 e stipulato in Venezia. La somma di 100 lire imperiali è costituita da monete venete di San Marco e da monete milanesi. Bonomo Zambelli dichiara inoltre di liberare gli uomini di Somendenna dai pegni in beni materiali corrispondenti alle 100 lire e conferma la validità dell’atto dichiarando che nessuno mai potrà annullarlo se non con motivazioni importanti dibattute solo in un processo giuridico.
Il notaio che si firma è Prodomo fu Zambono Vitali di Endenna.
Osservazioni
Questo secondo atto, che è nei concetti identico al primo in quanto descrive ancora un pagamento parziale di un debito con ricevuta di pagamento, dimostra che il debito originario di 850 lire viene pagato con rate diverse e purtroppo in ritardo rispetto alle scadenze fissate, il che però era quasi una norma.
E’ molto importante la precisazione che al momento della vendita delle terre poste in Zanica da Bonomo Zambelli agli uomini della parrocchia di Somendenna, i rappresentanti degli uomini di Somendenna erano lo stesso Tomasio Morlacchi de Grigis, che è colui che paga materialmente la rata al momento, e Barone Morsale già citato nel primo atto. Inoltre Bonomo Zambelli dice di avere poco più di 25 anni. Dunque la data dell’atto originario di vendita fatto in Venezia non può essere 1451, cioè più di trent’anni prima come scritto nell’attuale descrizione che si ha di questa pergamena, poiché Bonomo Zambelli non era ancora nato e perché il notaio Prodomo Vitali era troppo giovane nell’attività (era agli inizi) e quasi di certo non poteva recarsi a Venezia autonomamente a fare dei rogiti.
==============
Riassunto di contenuto (terzo rogito) (data = 20/07/1483)
Nel giorno 20 luglio 1483 di fronte al notaio, sopra il portico della casa del comune posta nella contrada Chiesa di Endenna, in Valle Brembana Inferiore dell’episcopato di Bergamo, Bonomo fu Peterzolo fu Mozzo Zambelli di Endenna viene pagato parzialmente, rilasciandone la ricevuta relativa, per un valore di lire 13,5 imperiali dagli uomini della parrocchia di Somendenna rappresentati da mastro Tomasio fu Tonolo Morlacchi de Grigis di Endenna. Questa cifra è parte di una somma di 850 lire imperiali che deve essere pagata per un acquisto di varie terre, non meglio precisate, poste nel paese di Zanica avvenuto il 23 ottobre 1481 e stipulato in Venezia quando i rappresentanti degli uomini di Somendenna erano lo stesso Tomasio Morlacchi de Grigis e Barone Morsale. La somma di 13,5 lire imperiali è costituita da tre ducati d’oro veneti. Bonomo Zambelli dichiara inoltre di liberare gli uomini di Somendenna dai pegni in beni materiali corrispondenti alle lire 13,5 e conferma la validità dell’atto dichiarando che nessuno mai potrà annullarlo se non con motivazioni importanti dibattute solo in un processo giuridico.
Il notaio che si firma è Prodomo fu Zambono Vitali di Endenna.
Osservazioni
Questo terzo atto, nei concetti identico al primo e al secondo in quanto descrive ancora un pagamento parziale di un debito con ricevuta di pagamento, dimostra che il debito originario di 850 lire viene pagato con una terza rata ma non si precisa che il debito è estinto totalmente. Quindi ci saranno state altre rate che non conosciamo. Si tratta dunque di un ennesimo pagamento parziale.
Il sindaco Tomasio Morlacchi de Grigis inoltre è dichiarato nel modo “di Endenna di Somendenna” il che può significare che Tomasio era originario in realtà di Somendenna che al tempo però era ancora comune di Endenna.
****************************
Pergamena P22 (data = 18/08/1537)
Riassunto di contenuto
Il giorno 18 agosto 1537 il signor Castello Berlendis detto Regazio di Endenna vende per sempre alla Misericordia di Somendenna rappresentata da due presidenti, che sono Giovanni detto Vanone fu Bertulino Feltrino de Grigis e Francesco fu Lorenzo Bono de Morandis ambedue di Somendenna, quattro terre in parte prative, campive o con alberi da frutto e in parte sassose tutte poste nella contrada di Costa Berlendis del comune di Somendenna per una somma totale di lire 110,5 imperiali. La Misericordia di Somendenna paga in parte questa somma cedendo a Castello Berlendis detto Regazio due crediti parziali che aveva nei confronti degli eredi di un certo Girardino Berlendis di Somendenna: il primo dipendente da una tassa catastale stabilita sui terreni quando vi era solo il comune di Endenna, l’altro per una vendita che la Misericordia aveva fatto allo stesso Girardino tempo addietro.
Il rogito è steso a Romacolo nelle case di Giovan Antonio fu Giovanni Almidano de Zanchis.
Il notaio che redige l’atto è Raimondo fu Matteo Zambelli di Endenna. Il secondo notaio è Paolo Pellegrini (che da atti del fondo notarile dell’Archivio di Stato di Bergamo risulta di Zogno).
Osservazioni
da questa pergamena è confermato che lo scorporo del comune di Somendenna da quello di Endenna e quindi la suddivisione della Misericordia di Endenna in due Misericordie, cioè quella di Endenna più ridotta e quella di Somendenna nuova che vantava crediti dal fu Girardino, era avvenuta da pochi decenni (a cavallo tra il 1400 e il 1500).
****************************
Pergamena P23 (data = 01/01/1516)
Riassunto di contenuto.
Il giorno primo gennaio 1516 la comunità di Somendenna, rappresentata da vari suoi sindaci, e i rappresentanti della Misericordia di Somendenna riuniti in assemblea sotto il portico di una casa del comune di Endenna, posta però a Romacolo, eleggono due procuratori che sono ser Girardo di Viviano de Berlendis e ser Viviano di Pietro de Vitalibus ambedue di Endenna per recuperare il resto di un credito che la Misericordia di Somendenna vantava da un certo Gabriele fu Domenico di Cornello dei Tasso attraverso un suo rappresentante, Pietro fu Geronimo de Benallis, a causa di una vendita fatta tempo prima di molte terre però non illustrate in dettaglio. A questi procuratori viene affidata una assai vasta autorità giuridica che consiste nel poter, a loro insindacabile giudizio, acquistare, vendere, alienare, annullare, revocare, modificare, scambiare, imporre, esigere e attivare e sostenere liti contro chiunque per mezzo di qualunque atto giuridico legittimo da espletarsi in qualunque ufficio di Bergamo o di altre città del dominio veneto, il tutto col fine di recuperare il resto del valore della vendita. Il notaio si dedica molto a illustrare in dettaglio il significato e il grado di autorità concessa a questi due procuratori usando formule giuridiche del tempo.
Il notaio che si firma è Michele Sonzogni fu Guarino accompagnato da due secondi notai: il sacerdote Pietro Tiraboschi di Serina e Almidano Zanchi fu Donato.
Osservazioni
Da questa pergamena si ricavano varie informazioni storiche interessanti collaterali al problema di recuperare il credito mancante da parte della Misericordia e comunità di Somendenna.
Infatti tra i testimoni appare il parroco (senza nome proprio) ma col nome di suo padre Giovanni de Grigis che è uno dei primi parroci di Miragolo (quasi di certo di S. Marco) in quanto questa comunità si trasformò in parrocchia assai tardi.
Inoltre è citato un sacerdote di Zogno cioè il presbitero Bernardino fu mastro Arigino (Regino) de Maffeis e infine c’è il presbitero Pietro Tiraboschi di Serina che appare anche come secondo notaio alla fine. Tutto ciò è piuttosto importante storicamente.
L’ulteriore secondo notaio Almidano de Zanchis da atti dell’Archivio di Stato di Bergamo è un notaio residente a Romacolo.
Infine è importante sottolineare che il notaio principale che redige questo rogito è un notaio di Zogno: Michele fu Guarino Sonzogno di cui sono conservati moltissimi atti sempre nell’Archivio di Stato di Bergamo.
****************************
Pergamena P24 (data = 07/01/1504)
Riassunto di contenuto
Essendo stata affittata nei quattro anni precedenti dai reggenti della Misericordia del comune di Endenna, e dalla Scola o congregazione relativa, Guglielmino fu Bertoleto Zambelli, frate Giovanni del terzo ordine di San Francesco fu Saviano Zambelli e Martino fu Pietro Morandi(?) tutti di Endenna, una terra con sopra una abitazione in rovina con un molino, un follo e una sariola alimentante gli stessi edifici con l’acqua del Brembo, posto il tutto in contrada Brembo di Endenna, al prezzo di quaranta soldi (= due lire) all’anno e con la promessa che al termine dell’affitto l’intero immobile sarebbe stato venduto all’affittuario Michele fu Giacomo fu Almidano Zanchi di Romacolo al prezzo di lire 75 imperiali, il che era stato formalizzato in un rogito redatto dal notaio Almidano Donato Zanchi il giorno 28 ottobre 1499, essendo ora scaduta tale locazione in realtà l’immobile non viene venduto ma ancora affittato alla stessa persona quasi di certo per difficoltà dell’affittuario a pagare l’intera somma di acquisto.
Pertanto i nuovi reggenti della Misericordia del comune di Endenna, e della Scola o congregazione relativa, cioè ancora frate Giovanni dell’ordine di San Francesco fu Saviano Zambelli pelipario, Pietro fu Vianolo Berlendis e Bernardino fu Giovanni fu Comi Zambelli, tutti di Endenna, stando davanti al notaio e sotto la lobbia della casa del comune di Endenna, affittano il giorno 7 gennaio 1504 per due anni al prezzo di lire tre imperiali all’anno lo stessa terra, vasta circa 500 metri quadrati, e l’immobile sopra costituito da una abitazione in rovina, da un molino, da un follo e dalla seriola alimentante questi edifici con l’acqua del Brembo allo stesso Michele fu Giacomo fu Almidano Zanchi di Romacolo. Si precisa inoltre che il solo follo è un locale ampio circa 40 metri quadrati e che nel prezzo d’affitto è compresa eventualmente la somma per coprire piccole spese di riparazione agli strumenti del molino e del follo e piccoli lavori di difesa degli edifici dalle acque del Brembo in piena. Le spese eccezionali saranno pagate invece dalla Misericordia. La terra affittata con sopra gli edifici indicati si trova nella contrada Brembo di Endenna (corrisponde a quell’antica casa che oggi si trova quasi sotto il ponte nuovo che collega il viale Martiri della Libertà di Zogno con la strada comunale per le auto che sale ad Endenna). L’intero complesso confina da ogni lato con dei privati meno verso ovest dove c’è il letto del fiume Brembo. In questi accordi ancora si promette a Michele Zanchi, da parte dei reggenti della Misericordia, che al termine della nuova locazione si venderà il tutto allo stesso Michele al vecchio prezzo di lire 75 imperiali ma questo valore dovrà essere pagato subito diversamente non si effettuerà la vendita richiesta e i reggenti della Misericordia potranno vendere questa terra con gli edifici annessi a chiunque. Le parti contraenti si promettono reciprocamente di rispettare e di osservare tutte le regole delle convenzioni e accordi stabiliti senza alcuna contestazione. Tuttavia si dichiara anche che se Michele non pagherà l’affitto entro le scadenze fissate i reggenti della Misericordia potranno fargli causa addossandogli tutte le spese processuali e inoltre la terra, con gli edifici sopra, ritorneranno a pieno titolo nella proprietà e disponibilità dei reggenti stessi della Misericordia.
Il notaio che si firma è Giovanni di Andreolo Pellegrini.
Osservazioni
- il termine “pelipario” che qualifica il padre Saviano del frate Giovanni Zambelli del terzo ordine di San Francesco, uno dei reggenti della Misericordia, significa che egli svolgeva come lavoro il pulitore dei peli delle pelli di cuoio per rendere le pelli stesse più lisce. Era insomma un addetto ad una conceria.
- il notaio Giovanni di Andreolo Pellegrini abitava a Zogno, benchè originario della Valle Imagna. Svolse questa attività, come si rileva dall’Archivio di Stato di Bergamo, tra il 1477 e il 1529 ed aveva lo studio sotto il palazzo del vicariato della Valle Brembana Inferiore a Zogno (oggi corrisponde alla palazzina ai piedi dello scalone della chiesa parrocchiale, a sinistra per chi sale, in piazza Garibaldi).
****************************
Pergamena P25 (data = 22/01/1482)
Riassunto di contenuto.
Il giorno 22 gennaio 1482 a Somendenna comune di Endenna della Valle Brembana Inferiore, Vescovato di Bergamo, in casa di abitazione di Barone fu Pietro Morsale de Berlendis si formalizzano gli aspetti economici del matrimonio religioso avvenuto in precedenza in chiesa tra Maria Berlendis, figlia di Barone, e Tomaso fu Tonolo fu Alberto Morlacco de Grigis in presenza di Barone e di Martino Brusa, padre e zio della sposa. E’ in pratica il matrimonio civile dell’epoca o costituzione di dote con la relativa garanzia formale da parte del marito.
La dote di Maria consiste di lire 110 imperiali, non precisato al momento se costituita da beni e cose materiali o da contanti, che Tomaso giura solennemente di conservare e difendere per sempre a favore di Maria e dei suoi discendenti, intesi come figli dei due sposi, dopo aver invocato Dio insieme a Maria e al notaio e aver toccato con le mani i sacri vangeli.
Si precisa poi cosa deve succedere nel caso in cui morisse Tomaso senza figli: l’intera dote di 110 lire e solo quella resterà a totale e libero appannaggio di Maria che potrà disporne liberamente come cosa solo sua, non le spetterà nulla dei beni mobili e immobili del marito secondo la quarta legge del diritto di Morghincap. Si precisa poi cosa deve succedere nel caso in cui morisse Maria senza figli: l’intera dote, e solo quella, resterà a totale e libero appannaggio di Tomaso che potrà disporne liberamente come cosa solo sua. Se invece alla morte di uno dei due sposi, marito o moglie, ci fossero dei figli allora la dote entrerà a far parte dell’eredità dei figli e dei loro discendenti secondo il diritto stabilito negli statuti di Bergamo che al momento significa il diritto praticato nella Repubblica Veneta.
Il notaio che si firma è Costantino o Costante Zanchi.
Osservazioni
- il notaio Costantino o Costante o Costanzo Zanchi fu Petersolo è originario di Romacolo della parte della contrada posta al tempo nel comune di Poscante. Nell’Archivio di Stato di Bergamo risultano molti suoi rogiti con data compresa tra il 1451 e il 1493.
- in realtà la dote di 110 lire imperiali di Maria deve essere pensata costituita da una parte effettivamente donata a lei dai suoi genitori (la dote in senso stretto) e da una parte donata a lei, come segno tangibile di affetto, da parte di Tomaso. Di norma la parte donata dallo sposo, chiamata “controdote”, era il dieci per cento della dote in senso stretto ma se lo sposo era particolarmente affezionato alla sposa poteva donare di più. Nel caso di Maria dunque la dote effettiva assegnata dai genitori era di 100 lire mentre la “controdote” era di 10 lire. L’usanza di assegnare la “controdote”, che nei tempi considerati nel documento era un obbligo, derivava in realtà da un costume di origine longobarda secondo cui lo sposo, dopo la prima notte di nozze, regalava qualcosa di valore di suo alla sposa solo però se la sposa era stata trovata vergine. Il termine antico tedesco “Morghincap” significa non a caso “dono del mattino”.
***************************
Pergamena P26B (data = 22/05/1511)
Riassunto di contenuto.
Nel giorno di giovedì 22 maggio 1511 nella corte della casa di proprietà ed abitazione di Leonardo de Muricis calzolaio di Serina, posta però nel borgo S. Caterina di Bergamo, lo stesso mastro Leonardo si accorda con Betino Carrara abitante a Torre Boldone, su sua richiesta, per rivendere allo stesso Betino dieci pertiche di terra poste nel paese di Torre Boldone al prezzo totale di lire 450 imperiali. Questi appezzamenti di terra vasti complessivamente dieci pertiche bergamasche, ossia circa 6500 metri quadrati, chiamati “ai campi” sono situati a Torre Boldone non lontano dal monastero di Santa Maria dello stesso paese. Queste dieci pertiche di terra tuttavia erano state vendute poco prima dallo stesso Betino a mastro Leonardo per cui la rivendita all’indietro, da Leonardo a Betino, deve essere sottoposta al permesso, alla volontà e alla decisione convinta di Leonardo essendo questa una richiesta alquanto particolare. L’accordo della retrovendita si ottiene sotto la condizione che le terre saranno recuperate da Betino allo stesso prezzo della vendita originaria e che tale restituzione avverrà però nel termine di nove anni durante i quali non si potrà fare nessun’altro tipo di operazione legale su queste terre ne da parte dei contraenti ne da parte di eventuali loro successori nel caso in cui una delle parti contraenti venisse a mancare. Tuttavia i prodotti e i frutti delle dieci pertiche di terra in questi nove anni saranno tutti e soli di Leonardo, o dei suoi eredi, fino alla data della scadenza ossia la festa di San Martino di nove anni dopo. Entrambe le parti contraenti rinunciano poi ad applicare certe eccezioni di legge nel caso nascessero delle contese o imprevisti nella gestione pratica delle terre durante questi nove anni.
Il notaio che si firma è Francesco fu Superleone Bonghi di Bergamo.
Il secondo notaio è Alessandro fu Antonio Peronari o Perolari.
Osservazioni
- la copertina esterna della pergamena lascia comprendere che si tratti di un atto che ha a che fare con la Misericordia di Somendenna però il contenuto interno del documento non cita mai questo ente caritatevole.
- il notaio Francesco Bonghi è di Bergamo ed ha lasciato alcuni rogiti nell’Archivio di Stato di Bergamo con data compresa tra il 1530 e il 1536. Il secondo notaio Alessandro Peronari o Perolari di Rosate (forse Rosciate, presso Ponteranica) è sconosciuto.