Saggi Storici
Quaderni Brembani
Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo
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SPIGOLATURE STORICHE BREMBANE: nuove scoperte per ricerche future (seconda parte) (n. 24, 2026)
Con il presente scritto si continua ad illustrare la scoperta di interessanti novità storiche riguardanti alcuni paesi della Valle Brembana emerse in modo collaterale durante la ricerca per la pubblicazione del volume “Zogno nel Medioevo” 1. Benchè in questo caso i paesi coinvolti si trovino abbastanza lontani da Zogno le notizie storiche ad essi relative si sono potute individuare ugualmente grazie al fatto che le persone residenti in tali paesi si avvalsero, per formalizzare alcuni accordi commerciali tra di loro, in prevalenza di vari notai di Zogno o di notai loro amici, sempre dell’ambito zognese, conosciuti attraverso il “passa parola”.
Bracca
Anche di questa località si sono scoperte notizie assai antiche riguardanti sia le caratteristiche architettoniche della chiesa che i nominativi di alcuni parroci. Ad esempio il 30 novembre 1309 Alessandro fu Lazaro (senza cognome) della contrada Bruga di Bracca promette che terrà in affitto tre pecore belle e buone di Bertramo fu Lanfranco Mussinoni di Zogno secondo il contratto di condivisione di socida e che gli pagherà da qui alla festa di S. Michele prossima ventura 2 soldi imperiali e poi per un anno successivo ancora 20 soldi giurando di pascerle e custodirle al meglio. L’atto è formalizzato “in platea eclesie domini scti andree de Bracha (nella piazza della chiesa del signor S. Andrea di Bracca)”. Il 7 febbraio 1311 Alberto fu Zambello (senza cognome) sempre della contrada Bruga scambia due pecore con Bonomo di Pietro Muttoni di Bracca per 7 lire imperiali più 2 libre di formaggio per ciascuna pecora da pagarsi in due rate entro la festa prossima ventura di S. Maria Assunta cioè per metà di agosto. Lo scambio è redatto “sub porticu eclesie domini scti andree de Bracha (sotto il portico della chiesa del signor S. Andrea di Bracca)”. L’11 ottobre 1350 sotto questo portico si riunisce un “arengo” o consiglio generale di “tutti gli uomini e vicini uniti” di Bracca e di Cornalta per inviare un rappresentante al rettore di Bergamo, Gaspare da Milano, e se necessario anche al magnifico signore di Milano Giovanni Visconti, per chiedere una diminuzione dei dazi da pagare per vari generi alimentari.(foto-01) Il 30 novembre 1350 una promessa di pagamento di 5 lire imperiali da parte di un Maffeis di Stabello a Giovanni fu Bonomo (senza cognome) di Spino, contrada di Zogno, è formalizzata “dentro la chiesa di Bracca” per rendere ancora più sacra, quindi più difficile da tradire, la promessa giurata di pagare. Il 30 novembre 1418 sono vendute varie terre poste in Bracca da Mafiolo fu Bertramo Maffeis di Zogno a Giacomo fu Lazaro Molinari di Bracca e il rogito è steso “sopra il cimitero della chiesa di S. Andrea di Bracca”. Infine il 13 aprile 1429 Bombello detto Batayolo fu Bonomo Gazoni di Bracca, sano di mente e di corpo, nel suo testamento redatto in casa oltre a vari immobili e denari lasciati ai figli maschi, alle figlie femmine e alla moglie usufruttuaria di tutto, per rimedio all’anima sua lascia 12 lire imperiali che dovranno essere spese “nella costruzione del portico della chiesa del signor S. Andrea di Bracca o nel miglioramento del portico stesso”. Il che sta a significare, oltre la già notevole antichità dell’edificio, che la crescita della popolazione richiedeva uno spazio coperto più grande di prima 2.
Per quanto riguarda gli antichi parroci di questo paese risulta che l’11 novembre 1425 alla costituzione e all’investimento della dote di lire 32 imperiali di Maria figlia di Zano Oberto (senza cognome) di Spino da parte del marito Bonomo fu altro Bonomo Gazoni di Bracca assiste come testimone “il signor Guarisco presbitero e beneficiale della chiesa del signor S. Andrea di Bracca” e tale cerimonia è redatta in contrada Zubioni di detto comune sotto il portico della casa del padre della sposa. Il 10 gennaio 1452 alla promessa formale dei fratelli Comino e Stefano fu Antoniolo Tiraboschi di pagare lire 80 imperiali a Donato fu Matteo Muttoni di Bracca entro la festa di Natale prossima ventura assiste come teste “il venerabile uomo il signor presbitero Pietro figlio di Giovanni Della Chiesa di Endenna beneficiale della chiesa del signor S. Andrea di Bracca”. Il rogito è redatto in tale paese sulla strada pubblica davanti la casa di abitazione degli eredi di Antonio Muttoni. Ma il 4 dicembre 1453 il parroco di Bracca è cambiato. Infatti in tale data alla promessa di pagamento di Antonio fu Lazaro Gazoni a Bonomo fu Antonio Gazoni, ambedue di detto paese, di lire 2, soldi 7 e denari 6 imperiali più un sestario di miglio, entro la festa di S. Martino prossima ventura, uno dei testimoni è “il signor presbitero Guarisco di Zambone Tiraboschi di Serina beneficiale della chiesa del signor S. Andrea di Bracca”. L’atto è steso in questo paese in casa degli eredi di Antonio Muttoni appena citato. Ma il 27 ottobre 1454 il parroco è di nuovo cambiato. Infatti in questo giorno all’atto di costituzione e investimento di dote del valore di lire 73 imperiali di Caterina di Fachino Marconi di Sambusita moglie e sposa legittima di Giovanni di Corradino Valnigreni di Costa Serina assiste come testimone “il venerabile uomo il signor presbitero Zanino fu ser Giovanni Boselli di San Giovanni Bianco beneficiale della chiesa del signor S. Andrea di Bracca”. Il matrimonio civile è redatto in questo paese sotto il portico della casa di abitazione di Lorenzo fu Pietro Gazoni 3. Anche questo parroco non dura molto. Infatti il 27 luglio 1456 in un testamento già trattato con altri scopi nella prima parte di queste “spigolature” 4 compare un sacerdote Guarisco, senza cognome, di Spino dichiarato parroco della chiesa di Bracca. Lo stesso avviene il 14 agosto 1456 nel testamento piuttosto generoso di Giovanni fu Venturino Muttoni di Bracca, che lascia molte decine di lire imperiali a vari parenti in forma di panni di lana, dove l’assistente religioso è proprio “il signor presbitero Guarisco di Spino” beneficiale ossia parroco di Bracca. Questo testamento è redatto in camera dove giace il testatore in contrada Botta di questo paese situata poco a monte di Ambria, oggi contrada di Zogno. Il cognome completo di questo parroco appare poco dopo in un atto di matrimonio civile, del tutto simile a quelli già visti sopra, del 31 agosto 1456, dove si legge “presbitero Guarisco fu Bonomo Oberti di Spino” beneficiale ossia parroco della chiesa di Bracca 5. (foto-02)
Ora c’è da osservare che la successione in tempi brevi di vari parroci sta a indicare che questi sacerdoti erano dei mercenari ossia che erano chiamati a richiesta dalle comunità locali stabilendo col comune relativo un tempo minimo di permanenza nell’incarico di responsabile religioso, in genere un anno o anche meno. Tuttavia non appena le condizioni economiche promesse da un paese vicino, senza parroco, si presentavano più vantaggiose, senza troppi scrupoli questi religiosi passavano a servire la nuova comunità. Erano insomma dei parroci per così dire “itineranti”.
Lepreno
Per quanto riguarda questo paese è noto al momento che la costruzione della sua chiesa è stata avviata una prima volta vari anni, non precisati, prima del 1190, che tale avvio è stato poi distrutto e che è stato ripreso e completato definitivamente per l’appunto attorno al 1190. Ciò deriva da alcune pergamene pubblicate dal canonico Mario Lupi nel suo Codex Diplomaticus 6 e riprese poi da vari storici successivi quali il Ronchetti 7, il parroco di Serina don Tomaso Tiraboschi nei suoi appunti storici su Serina e Lepreno scritti tra il 1807 e il 1818 ma pubblicati da Roberto Belotti in tempi recenti 8 e infine da Giangiuseppina Valsecchi 9 che ha pubblicato, però un poco prima di Belotti, la trascrizione fedele di queste pergamene e di alcune altre dal contenuto simile. In particolare queste ultime, datate tutte con l’anno 1187, trattano del problema inerente alla controversia, durata secoli, tra le chiese di S. Alessandro e di S. Vincenzo di Bergamo tendente a far prevalere l’una o l’altra come chiesa principale o matrice della città e della diocesi di Bergamo.
La dimostrazione di quale delle due chiese sia la più importante è basata sull’interrogatorio, sotto giuramento, di vari canonici di entrambe le chiese fatto davanti ad un notaio cancelliere del vescovo il quale riporta ciò che gli interrogati ricordano di aver fatto in passato di persona o in compagnia di qualche altro canonico per conto di una o dell’altra chiesa o di ciò che hanno sentito dire dai loro predecessori sul tema. Si descrivono pertanto numerose cerimonie che i canonici delle due chiese svolgevano un tempo insieme o separatamente in corrispondenza di molte festività religiose, alcune vicende personali legate sia alla elezione di qualche vescovo che alla sua vita privata, processioni pubbliche con benedizioni svoltesi lungo le mura di Bergamo (l’attuale città alta) e come venivano suddivise le oblazioni dei fedeli tra le due chiese precisando che a volte non venivano affatto suddivise quando i fedeli volevano offrire esplicitamente solo all’una o all’altra chiesa. La maggiore antichità o prevalenza di una chiesa sull’altra sembra dipendere soprattutto dal valore e dalla tempistica di queste oblazioni od offerte non condivise. Un altro elemento che sembra importante in questa diatriba è la presenza dei canonici di una chiesa o dell’altra al momento della costruzione e/o della consacrazione di una chiesa posta in città o in qualunque località della diocesi. Al termine di questa cerimonia, che era avvertita dai fedeli più sensibili come l’inizio di una vera e propria vita religiosa cristiana e comunitaria, cioè sociale, venivano di solito elargite discrete somme in denaro o in beni materiali, da riconoscere annualmente, ai canonici presenti e in queste circostanze durante l’interrogatorio i giurati dichiarano che di norma erano presenti i canonici di entrambe le chiese matrici ma a volte solo quelli dell’una o dell’altra il che creava non pochi contrasti tra di loro. E’ proprio da queste dichiarazioni e testimonianze fatte sotto giuramento che derivano notizie sintetiche ma interessanti sulla nascita e la successiva consacrazione di varie chiese della diocesi bergamasca.
Dalla ricerca sulle origini dell’antica chiesa di Zogno è conseguita la conoscenza di una pergamena della curia vescovile non datata con precisione, costituita da sei pezzi distinti 10, sconosciuta agli storici appena indicati, del tutto assimilabile come concetto a quelle ritrascritte dalla Valsecchi ma contenente dichiarazioni e descrizioni giurate di avvenimenti che si riferiscono a un periodo di tempo più esteso. Si fanno riferimenti infatti ad avvenimenti accaduti sotto l’episcopato dei vescovi di Bergamo Ambrogio III (1111-1133), Gregorio (1133-1146), Gerardo (1146-1167), Guala (1168-1186) e Lanfranco (1187-1211). In particolare poiché si cita all’inizio il canonico Giovanni Bianco e più avanti nel corpo della pergamena il prevosto Pietro del Brolo e il canonico Oberto Sacco, in base ad altri documenti noti e consolidati che citano questi personaggi, si può ritenere che la pergamena descriva fatti svoltisi tra il 1130 circa e il 1213 anno nel quale quasi di certo è stata redatta la pergamena. Tra gli avvenimenti da sottolineare oltre alla descrizione di quali canonici parteciparono alla elezione dei vescovi Ambrogio III, Gregorio, Gerardo e Guala 11 è descritta una cerimonia di accoglienza ed ufficializzazione in Bergamo di alcuni presbiteri della Valle Brembana ed Averara 12 dopo che era stata costruita e/o consacrata la loro chiesa, tuttavia senza altre precisazioni, e la descrizione dei presenti alla morte del vescovo Guala e al trattamento del suo corpo appena morto 13. Ma ciò che interessa qui sono alcune notizie nuove, assai più precise, più complete e interessanti come fatti di cronaca, riguardanti l’origine della chiesa di Lepreno e la causa esplicitata alla base del contrasto tra i canonici di S. Vincenzo e di S. Alessandro circa questa chiesa.
Nella pergamena 14 infatti si legge che dopo numerosi giurati ad un certo punto tocca al canonico Giovanni Sacco deporre sotto giuramento il quale fa una premessa importante:
“. . . dixit quod stetit cum domino bonifatio preposito scti alexandri plus quattuor annis . . . (disse che stette con il signor Bonifacio prevosto di S. Alessandro per più di quattro anni)” e più avanti si legge “. . . ivit cum presbitero johane de bulgare quem episcopus fecit suum missum ad edificationem ecclesie de Levrene, istemet detulit ibi fustem episcopi quem edidit ei presbyter Johanes, vidit quod presbyter johanes figere cum baculo espiscopale terram in qua debebat edificari ecclesia, vidit quod fixit ibi crucem, ibi erat magister Johanes per ecclesia scti vincentj cum alio clericho de scti vincentj, nemo de ecclesia scti alexandri aderat ibi, . . . (andò - Giovanni Sacco - con il presbitero Giovanni da Bolgare che il vescovo fece suo messaggero alla costruzione della chiesa di Lepreno, lo stesso portò qui la verga del vescovo che gli mostrò il presbitero Giovanni (da Bolgare), vide che il presbitero Giovanni (da Bolgare) colpì col bastone episcopale la terra nella quale doveva essere edificata la chiesa, vide che conficcò qui una croce dove stava il maestro Giovanni - notaio Giovanni Afino da righe precedenti - per la chiesa di S. Vincenzo con un altro chierico per la chiesa di S. Vincenzo, nessuno della chiesa di S. Alessandro era presente qui . . .)”. (foto-03)
Si scopre dunque che alla primitiva fondazione della chiesa di Lepreno partecipò il canonico Giovanni Sacco contemporaneo del prevosto Bonifacio di S. Alessandro insieme ad un altro canonico Giovanni da Bolgare e ad un notaio cancelliere Giovanni Afino della chiesa di S. Vincenzo che da altre pergamene visse la sua età matura tra il 1160 e il 1180 15. Poiché anche il prevosto Bonifacio di S. Alessandro (Bonifacio Suardi) rivestì questa carica tra il 1170 e il 1183 16 è ragionevole supporre che questa scena della fondazione si sia svolta attorno al 1175. La dichiarazione perentoria poi che alla cerimonia non era presente nessuno dei canonici di S. Alessandro giustifica il contrasto abbastanza forte nato tra i due gruppi di religiosi a causa del quale fu distrutto da quelli di S. Alessandro quanto era stato avviato per essere ricostruito definitivamente un poco più tardi, attorno al 1190, col consenso di ambedue i gruppi come risulta da altre pergamene note. Poco dopo la costruzione finale la chiesa di Lepreno fu staccata da quella plebana di Dossena e divenne rapidamente il punto di riferimento religioso per tutta la parte alta della Valle Serina comportandosi quasi come una chiesa plebana estendendo la sua giurisdizione su una vasta plaga comprendente Serina, Oltre il Colle, Zambla, Zorzone, Bagnella, Frerola e Cornalba 17. Nei primissimi anni dopo il 1190 forse era aggregata anche la chiesa di Costa Serina ma risultando quest’ultima autonoma già nei primi anni del 1200 non pare corretto annoverarla in questa lista. Tutte le chiese indicate si staccarono da quella di Lepreno nel corso del XV secolo dopo che la chiesa di Serina era stata gestita insieme a quella di Lepreno con un parroco condiviso sino al 1449.
Ora da altri documenti inediti risulta che la vasta giurisdizione religiosa della chiesa di Lepreno, e il paese stesso di conseguenza, ha avuto anche un risvolto civile e amministrativo per molto tempo, almeno sino alla metà del XV secolo, cioè sino a quando i villaggi della parte alta della Valle Serina non si furono consolidati e resi formalmente autonomi in forma di comune facendo di Lepreno un centro di riferimento da ogni punto di vista per questo territorio. Bisogna ricordare infatti che il termine “vicinia”, nato in tempi molto antichi con un significato prevalente di dipendenza religiosa, e più tardi anche amministrativa, di un centro rispetto ad un altro, si perse molto presto nelle zone bergamasche dove si affermarono i primi comuni autonomi, sostituito da quello di “contrata” che aveva un significato prettamente geografico, civile ed amministrativo, mentre resistette più a lungo in quelle località che non avevano ancora, agli inizi del XV secolo, una identità materiale e formale certa come è avvenuto per molti paesi del territorio in questione per i quali questo cambio e sostituzione di termine e di significato avvenne attorno alla metà del XV secolo. Eccone alcuni esempi.
Il giorno 14 agosto 1310 Bonadeo di Giovanni Della Valle “de Serina vicinia de Leverene (di Serina vicinanza di Lepreno)” riceve lire 21,5 imperiali per vendita e trasporto di 25 tronchi di legna da Lanfranco fu Redolfo (senza cognome) abitante nella città di Bergamo. L’atto è steso in casa di abitazione di Recuperato Gariboldi di Zogno. Il 26 maggio 1348 Guarino fu Pietro Maffeis di Zogno vende molte terre a Giovanni Malabotti “de Antia vicinia Scti Galli (di Antea vicinanza di S. Gallo)” per molte decine di lire imperiali da pagarsi in varie rate. Una delle terre prativa e boschiva è posta “in valle plana vicinia de Leverene (in Valpiana – tra Serina e Oltre il Colle - vicinanza di Lepreno)”. Il rogito è redatto a Serina in casa di abitazione del notaio Bombello Carrara. Il 18 aprile 1349 Lorenzo fu Guidotto Maffeis di Zogno e Diana Foresti vedova di Guarisco Maffeis, come tutori dei figli minori di Diana, vengono pagati per affitti arretrati di due anni per lire 5 più un cappone bello e buono dai fratelli Bonadeo, Bonello e Andrea (senza cognome) di “Frolla vicinia de Leverene (Frerola vicinanza di Lepreno)” per terre poste in Frerola. Il 20 marzo 1350 gli stessi Lorenzo Maffeis e Diana Foresti ricevono l’affitto arretrato di tre anni costituito da una rata di 20 soldi imperiali più due agnelli belli e buoni e un’altra rata di 5 soldi più un altro agnello simile per due terre poste sul monte di Spettino contrada di San Gallo da un certo Alessandro detto Crotto (senza cognome) di “Cornalba vicinia de Leverene (Cornalba vicinanza di Lepreno)”. Ambedue i rogiti sono compilati a Bergamo in borgo Canale in casa di abitazione degli eredi di Guarisco Maffeis di Zogno dichiarato cittadino di Bergamo 18. Il 21 gennaio 1351 Guglielmo fu altro Guglielmo Gazoni di Bracca promette che pagherà entro tre anni 33 soldi imperiali per un affitto di due capre a Bonadeo fu Lazaro di “Payaro vicinia de Leverene (Pagliaro vicinanza di Lepreno)” e la promessa di pagamento o cambiale è stesa sulla via pubblica sopra le case di “Turicullo (contrada Truchel)” di Bracca. Il 19 maggio 1355 Bertulino Tiraboschi di Lepreno viene pagato definitivamente per la vendita di una casa con un prato attorno del valore di 50 lire imperiali posta “ibi ubi dicitur ad domum de Coronibus vicinia de Leverene (dove si dice alla casa dei Coroni o Corone vicinanza di Lepreno)” da Lorenzo fu Bonomo Maffeis e l’atto è steso a Zogno in contrada Inzogno. Da notare che Corone è la contrada a metà strada circa lungo l’antica mulattiera che collega Serina a Dossena. L’11 dicembre 1360 in un inventario delle terre di proprietà dei fratelli Antoniolo, Zoanino e Bertulino fu Marchetto Maffeis, originario di Zogno ma abitante a Bergamo, poste e affittate in varie località della Valle Brembana compare nel territorio di Serina dichiarato vicinanza di Lepreno un vasto prato detto “in prato Zorzoni (nel prato di Zorzone)” e l’inventario è redatto in Bergamo nel borgo di Sant’Andrea. In un documento più vicino a noi, per l’esattezza del 5 agosto 1490, quando i confini dei comuni erano meglio definiti, Sandro Carrara abitante a San Pellegrino affitta per nove anni per lire 4 imperiali all’anno a Comino Carrara abitante di Oltre il Colle “comune di Serina” una vasta terra prativa con sopra un fienile “jacente in et supra comunem de Serina in contrata de Ultra Collum ibi ubi dicitur in piazo Zorzone (giacente nel e sopra il comune di Serina dove si dice nello spiazzo di Zorzone)” i cui confinanti sono il comune di Serina e gli stessi Carrara. L’atto è steso a Zogno nella bottega di Giovanni Marconi Maffeis. Da questi due atti si evince che la “vicinia” di Lepreno si estendeva sino al paese di Zorzone il cui significato per altro è quello del nome di una persona: Giorgione. Bisogna ricordare infatti che la lettera “z”, pronunciata in dialetto in un modo un poco dolce e sibilante, durante i secoli si è trasformata in molti casi nella lettera “g” come nei seguenti esempi: zuèn = giovane, zoane = Giovanni, zoanino = Giovannino, zenèr = gennaio, zogn = giugno, zorno = giorno, zorzo = Giorgio, Caravazio = Caravaggio, zò = giù, da cui lazò = laggiù e tanti altri 19. (foto-04)
Ci sono ancora tre esempi che mostrano l’ampiezza del territorio considerato dipendente da Lepreno. Il 9 maggio 1452 la dote di 35 lire imperiali di Riccadonna fu Tadeo Gazoni di Bracca è impegnata formalmente dal marito Girardo di Comino Merloni di “Bagnela vicinia de Levereno (Bagnella vicinanza di Lepreno)” e l’atto è steso sull’aia di Pezino Merloni di Bagnella dichiarata però ora “contrata de Levereno” nel senso più moderno del termine. Il 28 aprile 1455 Bortolo di Fachino Dulcioni originario di Costa Serina ma abitante ad “Algua vicinia de Levereno (Algua vicinanza di Lepreno)” vende una terra prativa con sopra una casa di due ampi locali contenente un forno, un mulino ed un follo funzionanti, compreso l’acquedotto che aziona gli edifici e serve ad adacquare il prato, per lire 200 imperiali. Il tutto è posto in territorio di Pagliaro “ibi ubi dicitur in Algua (dove si dice in Algua)”. Il rogito è steso a Bracca sulla strada davanti la casa di Bolo Muttoni. Infine il 25 gennaio 1457 viene costituita e impegnata formalmente la dote di lire 41 imperiali di Poma di Tonolo Mazuconi di Bracca da parte del marito Martino fu Girardo Albrigoni di “Olla vicinia de Levereno (Ola vicinanza di Lepreno)”. Questo matrimonio civile è redatto a Bracca nella casa dove abita la stessa Poma 20. Ora considerando che Ola, sede di sorgenti abbastanza note di acqua potabile, è oggi una contrada di Cornalba situata però alquanto vicina al territorio di Costa Serina, risulta sorprendente che nel 1457 essa sia riferita ancora a Lepreno, posto assai lontano, e non al più vicino e più naturale centro di Cornalba o al più di Serina dove esisteva già il comune.
Serina
Per quanto riguarda questo paese, oggi centro principale della Valle Serina, si è potuto scoprire l’esistenza di due nuovi e antichi parroci che aggiornano la cronotassi relativa pubblicata in una parziale e recente storia di questo paese 21.
Il 9 maggio 1455 infatti in un atto di sequestro di due terre prative e campive e di una casa poste in comune di Zogno nella contrada Inzogno del valore complessivo di lire 100 imperiali di proprietà di vari Maffeis di Zogno, debitori per questa somma verso Filippo figlio di Giovanni Tassis detto Rotondo del Cornello, interviene come procuratore e agente dei Maffeis “il venerabile e sapiente uomo il signor presbitero Lanzeloto di Guarino Mafeis de Zonio beneficiale (parroco) della chiesa della Signora Santa Maria de Serina”. Il pignoramento avviene mentre i giudici sentenziano stando sopra questi beni immobili.
Il 5 maggio 1461 invece risulta che “l’egregio et honesto uomo il signor presbitero Lanfranco fu Francesco de Berlendis detto Doro de Andena (Endenna) beneficiale della chiesa della Signora Santa Maria de Serina” da una parte e “maestro” Cristoforo fu Betino Carrara di Serina dall’altra si accordano per una transazione particolarmente complessa che in sintesi si può illustrare nel seguente modo. Essendosi “maestro” Cristoforo dichiarato “capelano et patrone della capella della Signora Santa Margherita di Serina” promette al parroco Lanfranco di restituire un calice d’argento con una patena, una pianeta di fustagno di colore bruno semi usata, una camicia inamidata e dei breviari di proprietà della stessa chiesetta e di tenerli conservati a casa sua dopo le celebrazioni e ciò fino a quando Lanfranco non farà predisporre un cassone per custodire il tutto da tenere nella chiesetta. Lanfranco a sua volta promette che da quel momento sino alla festa di San Martino celebrerà in questa cappella una volta la settimana la messa dopo di che troverà un sacerdote che lo sostituirà in questa funzione, sacerdote che però dovrà essere gradito anche a Cristoforo diversamente potrà essere rifiutato. Lo stipendio di questo sacerdote non potrà superare quello accordato al momento al parroco Lanfranco e dovrà essere pagato con i beni, i frutti o i redditi della chiesetta e non con le risorse economiche di Cristoforo. Cristoforo inoltre chiede ed ottiene che qualunque parroco o sacerdote di Serina, incaricato delle celebrazioni nella chiesetta di Santa Margherita, non possa più passare attraverso la porta di casa sua per accedere alla cappella stessa e che tale porta verrà murata costringendo i religiosi a passare da un’altra parte non specificata però. Infine il parroco Lanfranco e il “maestro” Cristoforo si accordano per dividere opportunamente le offerte gratuite o i legati per le messe future in questa chiesetta comprendendo anche la quota di quelle già celebrate da un anno rispetto alla data e che Cristoforo non aveva ancora pagato al parroco. L’accordo è redatto a Serina sotto il portico della casa di Andreolo Maurizi. Da questo atto si evince dunque che la chiesetta di Santa Margherita vergine e martire, molto antica e situata un poco a monte del centro di Serina verso Valpiana, era di proprietà di una famiglia Carrara e che fino al 1461 il suo accesso passava ancora attraverso il cortile privato di questa famiglia. Si ricava anche che Lanfranco Berlendis di Endenna, contrada di Zogno, era parroco di Serina già nel maggio 1460 22.
Infine si vuole segnalare che uno dei primi vicari veneti della Valle Brembana Superiore con sede a Serina il 18 luglio 1457, da un atto di rappacificazione e assegnazione per decreto vicariale di una terra posta a Cornalta, dichiarata contrada del comune di Bracca, e contesa tra Giovanni Cortinovis di Costa Serina e Giovanni Muttoni di Bracca, è “il nobile ed egregio uomo il signor Giacomo Benaglia detto Sozio” che emana la sentenza nella sede stessa 23.
San Gallo - San Pietro d’Orzio
Anche queste due contrade di San Giovanni Bianco, un tempo piccoli comuni autonomi, rivelano una notevole e assai antica vitalità. Infatti il 28 dicembre 1312 “sub porticu eclesie domini scti gali (sotto il portico della chiesa del signor San Gallo)” alla presenza di vari testimoni Boyoni e Bainzachi la comunità di questo paese, su richiesta del servitore o commesso del comune di Bergamo, tal Ottobono, risponde confermando che il console di S. Gallo è Salvino De Laqua notaio. Questo signore risulta tra l’altro essere il padre di un omonimo Salvino De Laqua, giudice e ghibellino, citato varie volte nel famoso Chronicon di Castello Castelli qualche decennio dopo. Il 16 luglio 1309 invece Alberto figlio di Lanfranco (senza cognome) di Sorisole si accorda con i due fratelli Fachino e Giovanni Magri e con Mazolo fu Gisalberto Magri, tutti e tre di S. Gallo, per trasportare a favore di Alberto 18 tronchi d’albero dalla Valle Parina al fiume Brembo e poi da questo luogo lungo il fiume sino a Ponte S. Pietro. Il contratto è siglato in casa di abitazione di Regino Tassis del Cornello “vicinia scti petri d’horzio (vicinanza di S. Pietro d’Orzio)”. Da notare in questo documento il fatto che il Cornello dei Tasso pur essendo sulla destra orografica del Brembo è concepito come dipendenza di S. Pietro d’Orzio che si trova sulla sinistra orografica. Il 9 agosto 1345 nella vendita di molte terre, tutte poste in territorio di S. Pietro d’Orzio, dai fratelli Almidano e Giovanni fu Ottobono Ottoboni a vari fratelli Tettamanzi, tutti di Piazza Brembana, alcune di esse sono un beneficio livellato della chiesa di S. Pietro d’Orzio e la chiesa stessa a volte è uno dei confinanti per esse. La vendita è formalizzata a Piazza Brembana in casa dei fratelli Ottoboni. Dunque anche la chiesa di S. Pietro d’Orzio può vantare una considerevole e sicura antichità anche se le sue origini risalgono di certo a prima di questa data. Il 19 novembre 1348 Guarino fu Pietro Maffeis di Zogno dona per precedenti accordi 15 lire imperiali a Bono fu Giovanni Testori di Dossena e agli eredi e successori del parente Recuperato fu Pietro (senza cognome) “presbitero de Zespedosso vicinia de scto petro dorzio (sacerdote, quasi di certo unico responsabile, di Cespedosio vicinanza di S. Pietro d’Orzio)”. La donazione è stesa e firmata a Dossena in casa di abitazione di Bono fu Giovanni Testori. Anche qui, oltre al parroco, vi è da notare che Cespedosio, che sta sulla destra orografica del Brembo, è dichiarato dipendente da S. Pietro d’Orzio che sta sulla sinistra. (foto-05) Infine il 27 aprile 1354 in una riunione generale del comune di S. Gallo tenuta “in platea eclesie domine scte marie de scto gallo (nella piazza della chiesa della signora santa Maria di S. Gallo)”, dove sono presenti i rappresentanti di famiglie De Laqua, Bayzachi, Magoni, Zanetti, Domingoni, Boyoni e Mayochi, tutti nomi che si ritrovano anche nel Chronicon di Castello Castelli, si decide di affittare per cinque anni una terra prativa, boschiva e con caratteristiche di montagna posta in territorio di S. Gallo nel luogo dove si dice “in monte de casina vegia (sul monte della cascina vecchia)” a Giovanni giudice e figlio del fu Gallo Magoni originario di questo paese ma cittadino di Bergamo. Tra i testimoni compare “dominus p. petrus de maffeys de dosena prebiter eclesie domini scti petri dorzio (il signor prete Pietro Maffeis di Dossena presbitero della chiesa del signor San Pietro d’Orzio)” 24. Anche qui per le dimensioni limitate del villaggio antico si deve intendere il termine “presbitero” come unico responsabile religioso di quella comunità e quindi il parroco. E’ notevole inoltre il nome proprio Gallo del padre dell’affittuario, coincidente con quello della località e con quello di uno dei titolari della chiesa, in quanto è un nome al momento piuttosto raro.
Valnegra – Piazza Brembana
Nei secoli più antichi, dal XII al XIV, tutta l’alta Valle Brembana detta di “oltre la Goggia” aveva come riferimento religioso la chiesa di San Martino la quale a sua volta dipendeva dalla plebana di Dossena. Ad essa faceva capo tutta la zona di Valnegra con Bordogna e la Val Fondra verso est e nord, Piazza Brembana con la valle dell’Olmo e il territorio ad essa collegato verso ovest e nord. Verso sud il confine si spingeva sino alla Valle Parina dove al suo sbocco nel Brembo si trovavano, e si trovano ancora oggi, le caratteristiche guglie rocciose da cui derivava il nome di “oltre la Goggia”. Si trattava dunque di una parrocchia molto vasta, paragonabile quasi ad una plebana pur non essendola, più correttamente si dovrebbe dire arcipresbiteriale. La chiesa di S. Martino inoltre era indicata in modo abbastanza indistinto come chiesa “de valle nigra” o “de la plaza (di Piazza)” o “de la plaza vallis nigre (di Piazza di Valle Negra)”. La citazione più antica della sua esistenza al momento risale al 1238 25 anche se è ragionevole pensare che essa esistesse anche prima. Ma quanto prima? Ebbene anche per questo tema è stata ritrovata una novità piuttosto importante.
Nella stessa pergamena utilizzata per la chiesa di Lepreno 26, alcune righe più avanti, si legge infatti “… dixit quod fuit cum preposito et cum presbitero oprando in vallenigra ad consecrationem ecclesie et duo de illis de eclesia de scto vincentio interfuerunt sed nescit qui fuissent… (. . . disse che fu con il preposito e con il presbitero Oprando in Vallenegra alla consacrazione della chiesa (di San Martino) e due (canonici) di quelli di S. Vincenzo intervennero, ma non sa chi fossero…)”. (foto-06) Ovviamente chi “disse…” è il canonico Giovanni Sacco, già conosciuto nella pergamena indicata, che continua a descrivere sotto giuramento le vicende cui egli partecipò e quindi afferma di essere stato insieme al preposito in questione, ossia al prevosto di S. Alessandro Bonifacio Suardi, e insieme al sacerdote Oprando, che da alcune righe precedenti sembra essere anche il parroco di Zogno, in Valnegra per la consacrazione di quella chiesa. Per inciso questa chiesa è proprio quella di San Martino e non l’attuale parrocchiale di Valnegra di S. Michele Arcangelo che è sorta in modo autonomo solo alla fine del XV secolo. Per gli stessi motivi addotti nel caso della chiesa di Lepreno basati sul periodo in cui Bonifacio Suardi ricoprì l’incarico di parroco di S. Alessandro si può ragionevolmente affermare che la consacrazione della chiesa di San Martino si sia svolta attorno al 1175 il che conferma che tale chiesa esisteva già nel 1175 cioè circa 60 anni prima rispetto a quanto noto sino ad oggi. In realtà poiché la consacrazione di una chiesa in epoche tanto lontane non seguiva subito il termine della sua costruzione, dipendendo ciò dagli impegni del vescovo o del suo delegato, dalla lontananza del paese dal centro della diocesi, cioè Bergamo, e dalle difficoltà di questo percorso, caratteristiche le ultime due senza dubbio presenti per la chiesa di San Martino, si può concludere che essa esistesse con certezza già da qualche tempo prima del 1175. E’ importante inoltre osservare che, con la partecipazione alla consacrazione di questa chiesa in modo rituale e pacifico sia del parroco di S. Alessandro che di due canonici della chiesa di S. Vincenzo, si può concludere che anche alla sua fondazione siano stati presenti dei canonici di entrambi i gruppi religiosi che a quel tempo si contendevano l’origine matriciale delle chiese di Bergamo, fatto non sempre accaduto per tutte le chiese della diocesi e causa di contese tra i due gruppi durate secoli come detto.
Per Valnegra è interessante poi segnalare un “arengo” ossia riunione o consiglio generale di “tutti gli uomini e i vicini di Valle Nigra” tenuto l’11 marzo 1354 in modo abbastanza singolare “in contrata de Sedrina vicinia de Stabullo ad domum Recuperati fq. Girardi de Ronzonibus (in contrada di Sedrina vicinanza di Stabello alla casa di abitazione di Girardo fu Recuperato Ronzoni)”. La riunione, alla quale parteciparono vari sindaci e capifamiglia di Valnegra, fu tenuta secondo la legge longobarda per decidere, pagare e far pagare certi dazi ad alcuni incaricati di gestire e distribuire beni di prima necessità alla popolazione quali pane, frumento, sale, vino e altri generi. La strana località di questa riunione si spiega forse col fatto che il notaio zognese Panizzoli era stato già alcune volte a Valnegra per incombenze simili ed ora aveva chiesto ed ottenuto di incontrarsi più vicino a Zogno presso amici comuni 27.
Ci sono alcune novità interessanti sempre di tipo civile riguardanti anche Piazza Brembana. Infatti il 29 novembre 1333 Venturino Paysi “de laplaza (di Piazza Brembana)” cede varie terre, compresi gli affitti annuali relativi, ai fratelli Almidano e Zanino fu Bono Ottoboni pure “de laplaza” per un totale di 125 lire imperiali. Le terre si trovano tutte a Piazza Brembana, dove è redatto anche il rogito, ma una prativa in particolare è posta “in teratorio de laplaza ibi ubi dicitur ad castellum (in territorio di Piazza Brembana dove si dice al castello)”. Il primo gennaio 1342 Gisla fu Bombeno detto Baserga originaria di Valtorta e moglie di un Donati di Piazza Brembana concede in affitto 10 capre giovani, buone e sane secondo il contratto di socida ossia di condivisione della gestione delle bestie, dei loro eventuali figli e dei loro prodotti (carni, latte e burro) per 4 anni per lire 8 imperiali all’anno ai fratelli Martino e Bruno (senza cognome) “de castello de laplaza (del castello di Piazza Brembana)”. L’atto è steso invece “post eclesiam scti martini de valnigra (dietro la chiesa di San Martino di Valnegra)”. L’8 gennaio 1437 Balsarino Donati di Piazza Brembana vende varie terre poste quivi a dei suoi parenti ed una prativa e campiva è chiamata “ronchellum de ture (ronchello della torre)” che ha per confini solo dei Donati parenti del venditore. L’atto notarile è steso in casa di uno di questi parenti di Balsarino. Il 9 gennaio 1437 in una compravendita tra Donati sempre di Piazza Brembana di un’altra terra solo campiva, dunque diversa dalla precedente, la terra è chiamata “sub turi (sotto alla torre)” ed ha per confini dei Donati e altri privati. L’atto è steso sempre a Piazza 28. (foto-07)
Ora considerati i tempi in esame, dai primi due di questi documenti notarili si evince l’esistenza di una fortificazione posta nel luogo che da essa ha poi preso il nome, ossia Castello, corrispondente alla dolce ed ampia collina posta verso sud dell’attuale centro di Piazza Brembana. Questa contrada è tra le più antiche di Piazza poiché come è noto a cavallo degli anni “70” e “80” del secolo scorso sono stati trovati in questo luogo svariati reperti preistorici dell’età del ferro ossia risalenti circa al X secolo avanti Cristo, esposti in mostra per alcuni anni anche al Museo della Valle di Zogno. Per quanto riguarda la torre citata negli altri due atti dal contesto dei documenti risulta di difficile localizzazione. Pur essendo dichiarato esplicitamente che si trova in territorio di Piazza Brembana non dovrebbe trovarsi in contrada Castello diversamente sarebbe stato precisato in quanto nella prima metà del XV secolo il concetto di contrada, come parte geografica e amministrativa di un comune, era ormai chiaro e definito e usato di norma come qualifica necessaria nei documenti notarili. Questa torre sembra dunque una costruzione diversa e staccata dal Castello di Piazza, una torre di avvistamento che i tempi trattati giustificano ampiamente come esistenza. Chi scrive però vuol far notare che poco a monte del centro abitato di Piazza Brembana, un poco verso Olmo, a metà della costa detta in dialetto dell’Asìt, c’è un punto da cui si può vedere in linea retta la torre di Averara posta su uno sperone roccioso sulla destra orografica della Val Moresca, mentre verso sud si vede, sempre in modo diretto, la zona dove è situato il santuario della Costa di San Gallo che è poco sopra e ad est del centro di San Giovanni Bianco. Si tratta dunque di un punto di osservazione strategico da cui si può controllare a vista una buona parte dell’alta Valle Brembana. Poiché nel punto in questione, cioè della costa dell’Asìt, tuttavia non si notano resti di costruzione antiche, questa ipotesi, che può sembrare azzardata ma non lo è, rimane da indagare ulteriormente.
Averara
Anche di questo paese è stato possibile ritrovare interessanti novità per così dire di carattere civile. Infatti il 4 marzo 1352 risulta che Maffiolo fu Filippo fu Maffeo Maffeis di Zogno dichiara e protesta pubblicamente di dover ricevere ancora lire 76,10 imperiali da Zanone fu Giacomo Guarinoni “de castello de Auveraria (del castello di Averara)” come risulta da alcune transazioni di passaggio e cessione del credito formalizzate in precedenza da vari notai. La denuncia è redatta in Zogno sulla strada pubblica davanti la casa degli eredi di Giovanni Martino Rubis. (foto-08) Questo documento abbinato ad un altro del 9 giugno 1354, che è un rogito di cessione di un debito attraverso vari passaggi notarili, permette di ricostruire in modo esauriente una discreta parte della genealogia della famiglia Guarinoni che possedeva il castello di Averara in quei lontani tempi. In tale data infatti i fratelli Guarino e Giacomo fu Viviano detto Sozino fu Giacomo fu Bertramo Guarinoni “de Auveraria” a nome loro e a nome dei cugini Lorenzo e Martino, figli del fu Giovanni fratello di Viviano, e a nome della vedova Bellaflora Mascharoni dell’Olmo, ratificano la vendita di sestari sette e quarte una di frumento, di sestari otto e quarte una di buon vino e il pagamento aggiuntivo di alcuni denari imperiali, come rata annuale in contanti, fatta tempo addietro dal loro zio Giovanni fu Giacomo fu Bertramo Guarinoni a Guarino fu Giovanni fu Bonfado Sonzogni di Zogno. Queste quantità di frumento, di vino e di contanti servivano in realtà a pagare l’affitto annuo di una terra posta nella contrada Tre Fontane di Zogno detta “sul monte Pettenato” che in passato era stata di proprietà del Sonzogni ma che poi era giunta in possesso dei fratelli Alberto e Barone fu Lanfranco Gariboldi di Zogno e che al momento era di proprietà di vari figli di questi Gariboldi. Guarino e Giacomo Guarinoni nonostante questi recenti pagamenti si dichiarano ancora debitori degli ultimi eredi Gariboldi. Oltre alla genealogia che si estende su quattro generazioni di Guarinoni, dal 1250 al 1350 circa, è notevole anche il luogo di stesura del rogito: “in loco de Auveraria in castro heredum domini Jacobi quondam domini Bertrami de Guarinonibus de Auveraria (nel luogo di Averara nel castello degli eredi del signor Giacomo fu il signor Bertramo Guarinoni di Averara)” 29. (foto-09)
BIBLIOGRAFIA
1 Giuseppe Pesenti: Zogno nel Medioevo - le chiese, le torri e i castelli; Corponove, Bergamo, 2023.
2 Archivio di Stato di Bergamo ( = ASBG). Fondo Notarile ( = FN). Notaio Panizzoli Guarisco fu Bonfadino di Zogno, cartella ( = c.) 4, vol. 1307-1312, atti 30/11/1309 pag. 64, 07/02/1311 pag. 120. Panizzoli Pietro fu Guarisco di Zogno, c. 45, vol. 1350, atti 11/10/1350 pag. 194, 30/11/1350 pag. 225. Maffeis Bassiano fu Bertramo di Stabello, c. 343, vol. 1413-1420, atto 30/11/1418; c. 346, atto 13/04/1429.
3 ASBG. FN. Maffeis Bassiano, c. 346, atto 11/11/1425. Mussinoni Baldassarre fu Antoniolo di Zogno, c. 375, vol. 1451-1455, atti 10/01/1452 f. 7r, 04/12/1453 f. 105v, 27/10/1454 f. 159v.
4 Giuseppe Pesenti: Spigolature Storiche Brembane, parte I, Quaderni Brembani 2025, n. 23, pag. 214.
5 ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1455-1457, atti 14/08/1456 f. 75v, 31/08/1456 f. 82v.
6 M. Lupi, Codex Diplomaticus, vol. II, colonne 1295-1298.
7 Giuseppe Ronchetti: Memorie Istoriche della città e chiesa di Bergamo, Ed. Archivio Storico Brembatese, 1973, vol. II, pag. 129.
8 Roberto Belotti: Magnifica Communitas Serinae, Ed. Banca Credito Cooperativo di Lepreno, 1998, pag. 57-60; pag. 390-391.
9 Giangiuseppina Valsecchi: “Interrogatus . . . respondit”. Storia di un processo del XII secolo. (Bergamo, Biblioteca Civica A. Mai, 1989), pag. 211. Da notare per inciso che a pag. 210 si accenna anche alla consacrazione della chiesa di Endenna.
10 Archivio Storico Diocesano di Bergamo ( = ASDBG). Pergamene Capitolari: n. 200 A, B, C, D, E, F. (n.b.: l’antico riferimento bibliografico è: Canc. A, XV).
11 ASDBG. Pergamene Capitolari: n. 200 C, E.
12 ASDBG. Pergamene Capitolari: n. 200 B.
13 ASDBG. Pergamene Capitolari: n. 200 D, E.
14 ASDBG. Pergamene Capitolari: n. 200 F.
15 M. Lupi, Codex Diplomaticus, vol. II, colonne 1295-1296.
16 Giuseppe Ronchetti: op. citata, Indice, pag. 97.
17 Donato Calvi: Effemeride Sagro Profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, sua Diocese et Territorio, Milano 1676-1677; vol. III pag. 101.
18 ASBG. FN. Panizzoli Guarisco, c. 4, vol. 1307-1312, atto 14/08/1310 pag. 86. Panizzoli Pietro, c. 45, vol. 1348-1349, atti 26/05/1348 pag. 148, 18/04/1349 pag. 363; vol. 1350, atto 20/03/1350 pag. 52.
19 ASBG. FN. Panizzoli Pietro, c. 45, vol. 1351-1352, atto 21/01/1351 pag. 28; c. 46, vol. 1353-1355, atto 19/05/1355 pag. 635; c.47, vol. 1360-1361, atto 11/12/1360 pag. 258. Maffeis Antonio fu Simone di Zogno, c. 647, vol. 1490-1491, atto 05/08/1490 f. 144r.
20 ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1451-1455, atti 09/05/1452 f. 22v, 28/04/1455 f. 210v; vol. 1455-1457, atto 25/01/1457 f. 153r.
21 Roberto Belotti: Magnifica Communitas …, op. citata pag. 77 e ss.
22 ASBG. FN. Sonzogni Lanfranco fu Teutaldo di Zogno, c. 392, vol. 1453-1455, atto 09/05/1455 f. 291r. Maffeis Giovanni fu Tomasino di Endenna, c. 369, vol. 1460-1461, atto 05/05/1461.
Roberto Belotti: Magnifica Communitas …, op. citata pag. 63, 396 (nota 4).
23 ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1455-1457, atto 18/07/1457 f. 251r.
24 ASBG. FN. Sojario Girardo fu Guglielmo di Bergamo, c. 5, vol. 1309-1316, atto 28/12/1312 pag. 152. Panizzoli Guarisco, c. 4, vol. 1307-1312, atto 16/07/1309 pag. 58. Piazza Giovanni fu Bonzino di Piazza Brembana, c. 18/B, vol. 1345-1349, atto 09/08/1345 pag. 15. Panizzoli Pietro, c. 45, vol. 1348-1349, atto 19/11/1348 pag. 258; c. 46, vol. 1353-1355, atto 27/04/1354 pag. 406.
25 Gabriele Medolago e Lucia Reguzzi: Valnegra, Ed. Comune di Valnegra, 1999, pag. 44.
26 ASDBG. Pergamene Capitolari: n. 200 F.
27 ASBG. FN. Panizzoli Pietro, c. 46, vol. 1353-1355, atto 11/03/1354 pag. 374.
28 ASBG. FN. Piazza Giovanni, c. 18/B, vol. 1329-1334, atto 29/11/1333 pag. 74; vol. 1340-1345, atto 01/01/1342 pag. 39. Damiani Bonomo fu Lanfranco di Sedrina, c. 201, vol. 1434-1437, atti 08/01/1437 pag. 406, 09/01/1437 pag. 408.
29 ASBG. FN. Panizzoli Pietro, c.45, vol. 1351-1352, atto 04/03/1352 pag. 243; c. 46, vol. 1353-1355, atto 09/06/1354 pag. 434.








